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Viaggi |
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metaforici, onirici, simbolici nel canto dei poeti |
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di Anna Rita Zara |
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Perché un poeta viaggia? Cosa nasconde il suo viaggio, onirico, simbolico, metaforico o allegorico che sia? |
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Gilgamesh |
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In genere un poeta che usa un viaggio, usa questo artificio per scoprire la verità su se stesso, sull’uomo, sul mondo, viaggia per scoprire: il viaggio di Gilgamesh, degli Argonauti, di Ulisse, di Enea, di Dante è un viaggio di conoscenza e di conseguenza di progressione spirituale. Anche il Pantagruel di Rabelais o i Viaggi di Gulliver di Swift, attraverso uno stile moraleggiante e satirico, sono viaggi alla ricerca della verità e dell’essenza dell’uomo, ma esprimono anche desiderio di cambiamento, voglia di scoprire il nuovo o semplicemente di sognare un ignoto altrimenti inaccessibile o compiere un viaggio dentro di sé come fuga dalla realtà. Il poema di Gilgamesh è il prototipo del viaggio come scoperta e conoscenza: quando il mondo, in cui vive e che conosce, non è più in grado di offrirgli certezze, l’eroe inizia il suo viaggio alla ricerca di risposte sul senso della vita e della morte. |
Ulisse e Dante |
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| Nel periodo romantico la guida
del viaggio non è più la ragione, ma la voce dell’inconscio,
che non conduce all’approdo, ma al naufragio. Le peregrinazioni
non trovano isole beate, ma lande ostili e infeconde, metafora della morte
dell’anima. È una peregrinazione in un mare tempestoso, senza
risposte, senza salvezza. Il romantico è stimolato dalla ricerca dell’ignoto, ma non crede nel progresso e quindi nella formazione, cioè nell’autocostituzione dell’eroe, che alla fine del viaggio fa felicemente il suo ingresso nella società, in cui vuole vivere. |
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Nel decadentismo si comprende meglio la rinuncia
del viaggio come scoperta di sé e come autodeterminazione: Baudelaire
nella sua lirica Un voyage a Cythère presenta la beata isola dell’amore,
vagheggiata dai poeti del Settecento, come un luogo triste e nero, come
una terra d’impiccati, in cui l’amore non offre gioia, ma
lacerazioni e sofferenze, dominata dalla presenza ossessiva della morte. |
Charles Baudelaire |
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Rimbaud introduce nella navigazione,
finora realizzata nel mare infinito, la novità di una navigazione
fluviale, le cui acque sono interne, come quelle dell’inconscio,
a significare il totale ripiegamento in se stesso del poeta. |
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ArthurRimbaud |
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La morte come significato dell’assoluto irraggiungibile, in cui naufraga la vita e in cui l’uomo non è nocchiero, ma passeggero senza speranza ritorna in Giorgio Caproni, che nelle Stanze della funicolare fa un’allegoria della vita umana che compie un viaggio inarrestabile verso la morte. Il passeggero vorrebbe scendere, ma non può, perché il cavo non cessa mai di sospingere la funicolare fino all’ultima stazione avvolta nella nebbia: Una funicolare dove porta, |
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Quella di Caproni appare come una rinuncia alla vita, perché il viaggio che rappresenta l’agire dell’uomo nel mondo, vede l’uomo passivo, trascinato da una forza che è incapace di dominare, ma anche distaccato da essa con lucida e calma disperazione. |
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Anna Rita Zara |