Note d'arte
Il volto come materia
L'utopia di Arcimboldo
di Anna Rita Zara
 
 

 

Le teste composite di Arcimboldo furono dipinte a partire dal 1563 per la corte imperiale di Vienna e di Praga, principalmente per Massimiliano II e per Rodolfo II d’Asburgo, per trasmettere un messaggio politico e culturale importante sotto la scelta di una forma bizzarra e fantastica. Gli elementi della natura, imitati esattamente dall’artista, assumono un valore ed un significato completamente diverso da quello che hanno in natura e che non esiste in natura. Sono concetti espressi con metafore con un parallelismo sostanziale con il linguaggio poetico che esprime una visione del mondo attraverso analogie, metafore, simboli e allegorie.

Giuseppe Arcimboldo - Autoritratto

 

 

I ritratti di Arcimboldo sottendono un significato politico e scientifico e possono leggersi come rappresentazione didattica di un percorso che abbia queste finalità: sono allegorie imperiali che vanno lette con il sistema della rispondenza.L’imperatore del sacro romano impero domina il microcosmo, il mondo dell’uomo e lo sovrasta con un rapporto di armonia, che a sua volta rispecchia l’armonia del governo asburgico e la sopravvivenza nel tempo del dominio armonioso dei sovrani. Le rappresentazioni acquistano infine anche un valore profetico: gli Asburgo, che dominano gli elementi e le stagioni, avranno un dominio perpetuo.

Primavera

 

Se queste possono essere le finalità politiche in onore dei suoi mecenati, il messaggio culturale è ancora diverso e maggiormente complesso. Arcimboldo frammenta i volti, compone i lineamenti mettendo insieme cose, oggetti, compie un viaggio segreto nell’ossessione della materia. Insegue un segreto e vuole svelarlo a pochi iniziati, dissolve l’immagine per rappresentarne un’altra e penetra nelle cose per andare oltre e interpretare un mistero. La vita è il mistero da scoprire, il rapporto materia-energia che l’origina? Il macrocosmo della natura come microcosmo dell’uomo?


Estate

 

L’uomo per Leonardo era modello del mondo, perché come scrisse nel CODICE ATLANTICO è composto di terra, acqua, aria, foco : la roccia è il suo scheletro, il terriccio la carne, il sangue è l’acqua, le vene i fiumi e ‘ il caldo dell’anima del mondo è il foco ch’è infuso per la terra’.

Arcimboldo arricchisce questa premessa mettendo in gioco, oltre che la natura in sé, anche le opere dell’uomo, la natura che egli ha ricreato e asservito. La natura si confronta con la civiltà. Le fisionomie grottesche acquistano allora un preciso senso allegorico e l’insieme dei volti deformati diventa un confronto tra il potere della natura e la volontà dell’uomo di asservirla.

Autunno

 

 

 

Le figure grottesche assumono significati tutt’altro che ludici, non sono ‘capricci’ o fantasie funambolesche, ma precise annotazioni scientifiche, da cui nasce un’altra natura, che si serve del naturalistico per andare al di là, perché nella metafora l’analogia tra un particolare naturalistico e il tratto del volto è un ponte temerario gettato tra materia e intelligenza. La materia ubbidisce all’uomo, che la domina, perché nel labiririnto dei particolari non si perde mai di vista l’insieme, il prodotto finale, la rappresentazione dell’uomo all’interno di un percorso naturalistico che non confonde mai i regni della natura e gli elementi fra loro.

 

Inverno

 

 

 

Giuseppe Arcimboldo (Milano 1527 - ivi 1593)

Nella sua formazione pittorica sentì l’influenza di Leonardo e dei pittori fiamminghi del genere di nature morte; accolto nella corte imperiale asburgica nel 1562, a Praga fu nominato ritrattista e pittore ufficiale. Qui dipinse le Quattro Stagioni, i Quattro Elementi e il Ritratto con ortaggi.