Un episodio di viaggio nella Commedia
Il poema di Dante è, sul piano letterale, la relazione di un
viaggio, con una evidente analogia con altri capolavori (quali l’Odissea
omerica o il Don Chisciotte di Cervantes). La circostanza che il percorso
avvenga prevalentemente in luoghi immaginari o addirittura irreali (almeno
per una moderna visione “laica” del mondo) non impedisce
l’esplicarsi di un realismo concreto ed attento ai particolari
ed alle esperienze sensitive del protagonista-narratore. La specifica
“visionarietà” della ispirazione dantesca ha consentito
al poeta di immaginare e descrivere vicende che non potevano far parte
della esperienza sua o dei suoi contemporanei; esse vengono rappresentate
con una coerenza che il lettore di oggi scopre con stupore, quando,
ad esempio, riconosce nel finale del canto XXII del Paradiso a quelle
con gli astronauti americani, dall’orbita lunare, descrissero
il nostro pianeta. Il viaggio nei tre regni dell’aldilà
presenta, specie nella prima parte, è caratterizzato da episodi
drammatici e passaggi pericolosi, derivanti da ostacoli naturali o dall’ostilità
dei demoni. Alcuni momenti del percorso restano avvolti nel mistero,
ad esempio la traversata dell’Acheronte: Caronte infatti rifiuta
di accoglierlo sulla sua barca e Dante non ci dice proprio come sia
passato dall’altra parte. Il superamento di altri punti perigliosi
del viaggio è invece esplicitamente narrato, con soluzioni talvolta
ovvie, più spesso con insolite, straordinarie invenzioni. Così
se la traversata della palude Stigia avviene in modo ancora normale,
su una barca, quella di Flegiàs, non manca poi l’incidente,
quando Filippo Argenti, dopo il virulento contrasto col poeta, si afferra
alla sponda dell’imbarcazione e tenta, per vendetta e per sfogo
dell’ira, di rovesciarla. Bloccati sulla porta della Città
di Dite da più di mille diavoli e dalla Furie, i due viaggiatori
potranno superare l’ostacolo solo grazie all’intervento
di un Messo divino. Altri ostacoli al viaggio si presentano poi, nel
VII cerchio, con la traversata del fiume Flegetonte, nel cui sangue
bollente sono puniti i violenti contro il prossimo: lungo il fiume cavalcano
i centauri, capeggiati da Chirone, e scagliano frecce contro i peccatori.
E proprio sul dorso di Nesso, una delle mitiche cavalcature, il viaggiatore
avventurosamente supera il fiume.

Ma l’invenzione più straordinaria escogitata dal poeta,
con fantasia e realismo fra loro strettamente connessi, è quella
collegata al superamento del grande burrato, il profondo precipizio
roccioso che separa nettamente la sezione dei violenti dalle Malebolge
riservate ai fraudolenti, cioè il cerchio VII dal cerchio VIII.
Siamo nel canto XVII, all’inizio del quale si accampava la descrizione
del mostro triforme simboleggiante la frode: viso umano atteggiato ad
ipocrita benevolenza, corpo di serpente alato dipinto di nodi e rotelle
a significare inganni e trappole e raggiri, coda di scorpione. Virgilio
consiglia a Dante di andare a visitare gli usurai, seduti con appese
al collo le variopinte borse del denaro, sull’estremità
del deserto su cui cade la pioggia di fuoco riservata ai violenti contro
Dio, natura ed arte, ed egli si avvicina a Gerione e organizza con il
mostro silenzioso, il primo volo charter della letteratura, ed il poeta
può sperimentare nella sua potente fantasia e descrivere con
efficace coerenza realistica le sensazioni provocate da un volo notturno
su un aliante o un deltaplano. Dapprima viene in primo piano la sensazione
tattile del vento che colpendo di fronte e dal basso il viaggiatore,
testimonia il movimento e la discesa:
Ella sen va notando lenta lenta;
rota e discende, ma non me n’accorgo
se non che al viso e di sotto mi venta.
Poi, nella oscurità dell’abisso infernale che cancella
la facoltà visiva, emerge la sensazione uditiva, attraverso le
grida di dolore dei dannati la cui direzione si sposta gradualmente,
facendogli avvertire che il volo si realizza con grandi cerchi discendenti,
fin quando Gerione deposita lui e Virgilio alla base della roccia, per
dileguarsi rapido e silenzioso.
Andrea Maia