Quasi rubin che oro circumscrive
Oreficeria metaforica in Dante
Gli uomini del Medioevo attribuivano virtù specifiche
alle pietre preziose, ed anche in Dante troviamo il segno di questo
interesse. Già in una delle sestine petrose (Al poco giorno ed
al gran cerchio d’ombra) c’è un riferimento: la sua
bellezza ha più virtù che petra..., ma è soprattutto
nella Commedia (ed in particolare nella seconda e terza cantica) che
Dante utilizza - come termine di raffronto per i colori del paesaggio
o per le luminosità ultraterrene del mondo paradisiaco - pietre
preziose o gioielli. Così nell’incipit del Purgatorio l’oriental
zaffiro diventa elemento di riferimento per il colore del cielo nella
prima alba sulla montagna; e nel canto VII, la valletta dei Principi
è ricoperta di erba e fiori di tanta vaghezza, che nessuno dei
colori più belli in terra potrebbe eguagliarla: e tra i colori
citati ci sono soprattutto quelli dei preziosi (oro, argento, smeraldo):
Oro e argento fine, cocco e biacca,
indico legno lucido e sereno,
fresco smeraldo in l’ora che si fiacca...
All’epoca di Dante donne si adornavano usando coroncine che scendevano
sulla fronte (come anche testimoniato dai dipinti dell’epoca)
arricchite di gemme o perle; e troviamo l’allusione a questo ornamento
in due passi (Purg. IX e Par. III). Nel primo caso l’aurora, concubina
di Titone, sorge con la fronte ornata dalle gemme della costellazione
dello Scorpione;
Di gemme la sua fronte era lucente,
poste in figura del freddo animale,
che, con la coda, percuote la gente...
Nel secondo (canto III del Paradiso) le immagini pallide delle anime
del cielo della luna appaiono al poeta non chiaramente distinguibili,
come una perla che adorna, quasi invisibile, una fronte bianca:
...debili sì, che perla in bianca fronte
non vien men tosto a le nostre pupille.
Cacciaguida, nel canto XV, ricorda al poeta che nella Firenze del tempo
antico, sobria e pudica;
Non avea catenella, non corona,...
Si tratta evidentemente della catenelle da collo, di oro o argento e
delle corone, dette anche frontali, di argento dorato o di oro puro,
ornate con perle e pietre preziose (cui Dante alludeva nei due esempi
precedenti). Ci sono poi, nel Paradiso, numerosi riferimenti a pietre
preziose libere o incastonate, riferimenti utilizzati per suggerire
al lettore i colori di un mondo divino, in cui la luminosità
e la trasparenza dei cieli e delle anime trova analogia e metafora nelle
pietre preziose.
Proponiamo alcuni esempi significativi, che indicano lo spiccato interesse
di Dante per le pietre preziose ed i gioielli. Il corpo lunare è
nube luminosa e compatta, tersa e lucente come un diamante colpito dal
sole (Par., II, 31-33): parev’a me che nube ne coprisse
lucida, spessa, solida e pulita,
quasi adamante che lo sol ferisse.
Subito dopo, in II, 34 la Luna è definita etterna margarita (pietra
preziosa di color bianco), poi prezioso corpo, II, 140; ancora margarita
è definito il cielo di Mercurio (VI, 127). Luculenta e cara gioia
(cioè luminoso e prezioso gioiello) è l’anima di
Folco da Marsiglia, IX, 37; nello stesso canto ancora Folco è
assimilato ad un fin balasso che lo suol percuota; gioie care e belle
sono le anime del paradiso in X,71; quelle che formano l’aquila
nel cielo di Giove ... parea ciascuna rubinetto in cui / raggio di sole
ardesse sì acceso... La Vergine nel canto XXIII è il bel
zaffiro / del quale il ciel più chiaro s’inzaffira.. Nel
canto XV Cacciaguida, che si sposta luminoso lungo i bracci della croce
formata dagli spiriti combattenti, appare dapprima come una gemma che
si muove lungo il suo nastro, poi, nelle parole di Dante agens, come
fulgido topazio, che fa parte del “gioiello” complesso formato
dalle anime, pietre preziose, che formano e adornano la croce: Ben supplico
io a te, vivo topazio / che questa gioia preziosa ingemmi...Ed infine
, nel XXX canto del Paradiso, le faville degli angeli che escono dal
fiume di luce e vanno tra i fiori dei beati (esempio stupendo di oreficeria
metaforica) sono come pietre preziose montate in oro:
quasi rubin che oro circumscrive.