di Andrea Maia

 

Oreficeria metaforica in Dante

 

   

 

Quasi rubin che oro circumscrive
Oreficeria metaforica in Dante

Gli uomini del Medioevo attribuivano virtù specifiche alle pietre preziose, ed anche in Dante troviamo il segno di questo interesse. Già in una delle sestine petrose (Al poco giorno ed al gran cerchio d’ombra) c’è un riferimento: la sua bellezza ha più virtù che petra..., ma è soprattutto nella Commedia (ed in particolare nella seconda e terza cantica) che Dante utilizza - come termine di raffronto per i colori del paesaggio o per le luminosità ultraterrene del mondo paradisiaco - pietre preziose o gioielli. Così nell’incipit del Purgatorio l’oriental zaffiro diventa elemento di riferimento per il colore del cielo nella prima alba sulla montagna; e nel canto VII, la valletta dei Principi è ricoperta di erba e fiori di tanta vaghezza, che nessuno dei colori più belli in terra potrebbe eguagliarla: e tra i colori citati ci sono soprattutto quelli dei preziosi (oro, argento, smeraldo): Oro e argento fine, cocco e biacca,
indico legno lucido e sereno,
fresco smeraldo in l’ora che si fiacca...
All’epoca di Dante donne si adornavano usando coroncine che scendevano sulla fronte (come anche testimoniato dai dipinti dell’epoca) arricchite di gemme o perle; e troviamo l’allusione a questo ornamento in due passi (Purg. IX e Par. III). Nel primo caso l’aurora, concubina di Titone, sorge con la fronte ornata dalle gemme della costellazione dello Scorpione;
Di gemme la sua fronte era lucente,
poste in figura del freddo animale,
che, con la coda, percuote la gente...
Nel secondo (canto III del Paradiso) le immagini pallide delle anime del cielo della luna appaiono al poeta non chiaramente distinguibili, come una perla che adorna, quasi invisibile, una fronte bianca:
...debili sì, che perla in bianca fronte
non vien men tosto a le nostre pupille.
Cacciaguida, nel canto XV, ricorda al poeta che nella Firenze del tempo antico, sobria e pudica;
Non avea catenella, non corona,...
Si tratta evidentemente della catenelle da collo, di oro o argento e delle corone, dette anche frontali, di argento dorato o di oro puro, ornate con perle e pietre preziose (cui Dante alludeva nei due esempi precedenti). Ci sono poi, nel Paradiso, numerosi riferimenti a pietre preziose libere o incastonate, riferimenti utilizzati per suggerire al lettore i colori di un mondo divino, in cui la luminosità e la trasparenza dei cieli e delle anime trova analogia e metafora nelle pietre preziose.
Proponiamo alcuni esempi significativi, che indicano lo spiccato interesse di Dante per le pietre preziose ed i gioielli. Il corpo lunare è nube luminosa e compatta, tersa e lucente come un diamante colpito dal sole (Par., II, 31-33): parev’a me che nube ne coprisse
lucida, spessa, solida e pulita,
quasi adamante che lo sol ferisse.
Subito dopo, in II, 34 la Luna è definita etterna margarita (pietra preziosa di color bianco), poi prezioso corpo, II, 140; ancora margarita è definito il cielo di Mercurio (VI, 127). Luculenta e cara gioia (cioè luminoso e prezioso gioiello) è l’anima di Folco da Marsiglia, IX, 37; nello stesso canto ancora Folco è assimilato ad un fin balasso che lo suol percuota; gioie care e belle sono le anime del paradiso in X,71; quelle che formano l’aquila nel cielo di Giove ... parea ciascuna rubinetto in cui / raggio di sole ardesse sì acceso... La Vergine nel canto XXIII è il bel zaffiro / del quale il ciel più chiaro s’inzaffira.. Nel canto XV Cacciaguida, che si sposta luminoso lungo i bracci della croce formata dagli spiriti combattenti, appare dapprima come una gemma che si muove lungo il suo nastro, poi, nelle parole di Dante agens, come fulgido topazio, che fa parte del “gioiello” complesso formato dalle anime, pietre preziose, che formano e adornano la croce: Ben supplico io a te, vivo topazio / che questa gioia preziosa ingemmi...Ed infine , nel XXX canto del Paradiso, le faville degli angeli che escono dal fiume di luce e vanno tra i fiori dei beati (esempio stupendo di oreficeria metaforica) sono come pietre preziose montate in oro:
quasi rubin che oro circumscrive.